{"id":90,"date":"2020-10-17T22:25:53","date_gmt":"2020-10-17T20:25:53","guid":{"rendered":"http:\/\/marsciani.net\/personale\/?p=90"},"modified":"2024-08-07T14:43:59","modified_gmt":"2024-08-07T12:43:59","slug":"il-mio-compagno-dospedale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/marsciani.net\/personale\/2020\/10\/17\/il-mio-compagno-dospedale\/","title":{"rendered":"Il mio compagno d&#8217;ospedale"},"content":{"rendered":"\n<p>Due giorni fa, venerd\u00ec 10 gennaio. Lettera di dimissioni, prescrizioni farmaceutiche e di buona condotta, consigli dietetici, tanti auguri. E&#8217; stata una buona esperienza, il letto non perfetto ma moderatamente comodo, soprattutto piacevolissimo il meccanismo di sollevamento testa, gambe o tutto intero, un compagno di stanza straordinario, sia per il buon animo che per il personaggio, un ottantasettenne con un dente solo sul davanti verso sinistra, una parlata impossibile da capire ma che sgorgava come un&#8217;essenza di storie e ricordi da uno strano dialetto ferrarese deformato da troppi anni vissuti a Granarolo dell&#8217;Emilia e che pretendeva dal mio volto cenni di intesa e approvazione anche quando non avevo la pi\u00f9 pallida idea di che cosa si stesse componendo, a fatica, nell&#8217;eloquio: ricordo trasferimenti dal ferrarese alla &#8220;montagna&#8221; bolognese (Pianoro), lui ventenne con il padre contadino, e poi le difficolt\u00e0 a sopravvivere con quel poco che una vita da allevatori di una vacca e un vitello poteva offrire, e allora una discesa epica nelle pianure, a Granarolo, dove il lavoro era altro, fienagioni, orticolture, un po&#8217; di barbabietole, eppure presto il distacco dal padre e l&#8217;ingaggio in fabbrica a montare cisterne e la discesa in Irpinia a cercar moglie, e trovarla e farsi accettare con matrimonio meridionale al seguito e da l\u00ec la risalita a ca&#8217;, nella pianura di Bologna, dove cominciare a costruire la famiglia. Ne ho sapute anche dei suoi fratelli, uno morto, ma che prima aveva sistemato i figli, e l&#8217;altro senza un soldo perch\u00e9 scapestrato e donnaiolo, al punto che, pur bravo artigiano, non \u00e8 mai riuscito a farsi una vera posizione, proprio come quando ti piacciono le donne e il gioco. Abbiamo passato tre giorni in amicizia, come avviene negli ospedali quando ci si scambiano i favori concreti di un quotidiano fatto di pastine in brodo, catarro e pisciate nel pappagallo. Sulle prime sono stato studiato con circospezione, arrivato con i capelli lunghi raccolti nel codino e uno zaino da cui ho estratto un computer portatile. Ma gli ho sorriso e ho gentilmente declinato le mie generalit\u00e0 allungando la mano per un saluto, e lui si \u00e8 sentito ben visto da me e cos\u00ec ha cominciato a ben vedermi. &#8220;Francesco&#8221;, mi chiamava alle tre del mattino, &#8220;sei sveglio?&#8221; e io che mi ero addormentato da poco perch\u00e9 mi ero cacciato nella lettura di\u00a0<em>Imperfezione<\/em>\u00a0del Pievani fino a tardi, finalmente con i miei orari che non facevano a pugni con quelli di mia moglie, biascicavo un &#8220;sii.. hai bisogno?&#8221; e gi\u00e0 sapevo che gli mancava un fazzoletto per raccogliere il catarro di una tosse stupefacente, una tosse sontuosa, di una rotondit\u00e0 grassa e sonora come non avevo mai sentito. Oppure voleva che gli vuotassi il pappagallo perch\u00e9 ne aveva ancora da fare e quello era pieno e di infermiere ne aveva gi\u00e0 richiamate troppe volte con la peretta dell&#8217;allarme. Una persona gentile che voleva aiutarmi a infilare la manica quando, per mettere la camicia, dovevo oltrepassare l&#8217;ostacolo della cannula di silicone che mi usciva dal braccio sinistro, dall&#8217;interno del gomito, dotata di rubinetto in plastica blu che mi lasciava inevitabilmente un segno sulla pelle quando tenevo il braccio troppo a lungo piegato. La prima volta che si \u00e8 offerto di farlo ha allungato semplicemente la mano verso la mia camicia con un sorriso buono e l\u00ec non c&#8217;era nessuna difficolt\u00e0 a capire quello che voleva dire, tanto che dopo il piccolo servizio le sue parole erano pi\u00f9 chiare del solito: &#8220;Quando si \u00e8 in due, \u00e8 cos\u00ec che si fa, no?, ci si d\u00e0 una mano&#8230;&#8221;. S\u00ec, era proprio quello che stavamo facendo in quei quattro giorni, aiutarci a passare le ore su un piano che non aveva nulla a che vedere con lo scambio delle informazioni o addirittura con la realt\u00e0 delle rappresentazioni: saputo che abito in campagna, si era convinto che io avessi delle piante da frutta e voleva sapere se erano ciliegie o duroni, e mi chiedeva quanto incidevano le spese per gli anticrittogamici o per gli impianti o per i teloni antigrandine sul bilancio di un&#8217;azienda familiare contadina, ed era convinto che io mi fossi sposato a Cento, perch\u00e9 gli avevo detto che mia moglie era di Cento e, cos\u00ec come aveva fatto lui e come si faceva senz&#8217;altro, anche io sicuramente ero andato a sposarmi nel paese di provenienza della mia signora. Dovevo insistere a negare questi dati? Mi \u00e8 piaciuto molto di pi\u00f9 accettare, ad un certo punto, questa sua versione di me stesso, questa immagine stravolta della mia vita, una versione che manifestava, grazie a dio, un&#8217;altra possibilit\u00e0, un&#8217;alternativa a quel che \u00e8 stato ed \u00e8. E gli era piaciuta mia figlia quando mi era venuta a trovare e restava sbalordito dal fatto che avesse deciso di andare a vivere e a lavorare sulle montagne bolognesi, per\u00f2 quelle un po&#8217; pi\u00f9 in su di Pianoro. Aveva visto sia mia moglie che mia figlia in visita e ripeteva che quelle erano le nostre donne (anche lui aveva una figlia che veniva regolarmente durante gli orari di visita) e che quelle erano le persone che contano e che quindi proteggiamo, naturalmente. Poi c&#8217;erano i suoi scherzi con le infermiere, delicati per la verit\u00e0, ma pur sempre sulle tracce di quei comportamenti un po&#8217; sbarazzini e sfacciati, galanti e sinuosi, che riemergono con tanta forza nei vecchi, e soprattutto in ospedale dove ci si sente e si \u00e8 indifesi sotto le manovre degli addetti, ma quando \u00e8 chiaro che le ragazze staranno al gioco con le loro battute da copione perch\u00e9 non hanno di che preoccuparsi, perch\u00e9 il gioco \u00e8 in qualche modo inevitabile quando con le loro mani talvolta decisamente giovani e fresche ti girano e ti rigirano e ti lavano e ti vestono e ti svestono e ti fanno la barba e ti imboccano se ne hai bisogno o ti sistemano la padella sotto il culo. Noi siamo stati depilati, nella stessa occasione, da una giovane infermiera con la quale il mio compagno ha intrattenuto brevi scambi a proposito dell&#8217;inoffensivit\u00e0 del suo pisello (&#8220;mica come quando ero ragazzo, eh..? Allora s\u00ec che non stava mai fermo&#8230;&#8221; e lei &#8220;eh certo &#8230; per fortuna &#8230; ci mancherebbe altro&#8230;&#8221;). Tutto qui, ma \u00e8 un intero mondo declinato secondo una sceneggiatura dove i ruoli si scambiano e si intrecciano e tutti sanno la parte che spetta loro e fino a che punto ci si pu\u00f2 spingere per giocare a negare la vecchiaia, la malattia, la morte. Un&#8217;amicizia tipica da camera d&#8217;ospedale che ci ha fatto vivere la vita, non la malattia; e la dolcezza vera, un po&#8217; professionale ma acquisita, delle infermiere, e dell&#8217;infermiere maschio anche, l&#8217;unico, ha costruito intorno a questa vita vissuta e circoscritta una cornice che varrebbe la pena definire deliziosa, sorrisi, chiamate per nome proprio, un bel &#8220;Buongiorno!!&#8221; alle 7 del mattino, pressione, elettrocardiogramma, temperatura, pastiglie, prelievo, colazione e pranzo, letto rifatto, cambio dell&#8217;aria e un bel &#8220;torno pi\u00f9 tardi..&#8221; che ricuce i tempi tra un&#8217;occasione e l&#8217;altra, tra un&#8217;uscita e un rientro, tra una visita del medico e un passaggio dell&#8217;inserviente delle pulizie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due giorni fa, venerd\u00ec 10 gennaio. Lettera di dimissioni, prescrizioni farmaceutiche e di buona condotta, consigli dietetici, tanti auguri. 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